NEL MONDO - RELIGIONE  - 3

Papa Giovanni Paolo II
"Il Grande"


IL 2 APRILE 2005 ALLE ORE 21,37 E' SPIRATO PAPA GIOVANNI PAOLO II, DOPO 26 ANNI DI PONTIFICATO. CERTAMENTE UNO DEI PIU' GRANDI PAPI DELLA STORIA DELLA CHIESA.


(pagina pubblicata il 02.06.2005)

Certamente saranno ancora ben impresse nella nostra mente, e non sarà facile cancellarle, le ultime giornate e le ultime ore di vita di Papa Giovanni Paolo II. Lui, negli ultimi giorni, non lo abbiamo più visto, ma quando le televisioni ci mostravano la finestra del suo appartamento, ci sembrava di vederlo nel suo letto di sofferenza, sempre vigile e sereno.
Poi, dopo lunghissime ore di agonia è stata annunciato che il 2 aprile 2005 alle ore 21,37 Giovanni Paolo II "ci ha lasciati ed ha fatto ritorno alla casa del Padre".

A distanza di due mesi dalla sua scomparsa, dopo aver assistito alla commovente cerimonia dei suoi funerali e al breve conclave che ha portato alla nomina del suo successore Benedetto XVI, il ricordo di Giovanni Palo II è ancora vivo in tutti noi ed è per questo che ho voluto rendergli omaggio ripercorrendo la sua vita ed il suo Pontificato.

E' STATO UN PROTAGONISTA

In più di un quarto di secolo, con le sue parole e i suoi gesti, Giovanni Paolo II ha rinnovato l'immagine della Chiesa, modificato la geografia mondiale, cambiato la storia contemporanea, aperto un dialogo con i giovani, impresso un nuovo corso ai rapporti tra le religioni, proponendosi spesso come l'unica voce coraggiosa in difesa di ogni uomo e dell'umanità intera.
Solo cento giorni dopo la sua rivoluzionaria designazione, il giovane pontefice parte alla volta dell'America Latina, il continente dove vive il maggior numero di cattolici, primo di centoquattro viaggi, "Cristo non ci ha detto sedete in Vaticano, ma: andate in tutto il mondo e predicate a tutte le genti", sottolinea una volta per rispondere alle critiche, anche nella Chiesa, al suo viaggiare.
Neppure cinque mesi dopo essere salito sulla cattedra di Pietro, appare la prima delle sue 14 encicliche, Redemptor hominis, con la famosa affermazione che "l'uomo è la via della Chiesa".
Il mese successivo proclama i primi due degli oltre 1800 beati e santi fatti, a Roma e in giro per il mondo, in quasi 27 anni, da Giovanni XXIII a padre Pio, da Escrivà de Balaguer a madre Teresa.

Per la pace affronta missioni difficili come nel 1982 durante il conflitto tra Inghilterra e Argentina per le Falkland-Malvinas. Per scongiurare un'invasione sovietica torna nella sua Polonia e incoraggia Solidarnosc. Si inginocchia tra le macerie di Sarajevo e Beirut. "La guerra è sempre una sconfitta dell'umanità", ammonisce durante la prima crisi del Golfo Persico e l'invasione nel 2003 dell'Irak.
Per tre volte riunisce ad Assisi i rappresentanti di tutte le Chiese cristiane e delle principali religioni del mondo per pregare contro la minaccia di un conflitto nucleare, la guerra nei Balcani e il terrorismo internazionale che, dopo gli attentati dell' 11 settembre 2001, bolla come "un crimine contro l'umanità", proclamando che non si può mai uccidere "in nome di Dio".
Assisi è il simbolo dell'impegno di Wojtyla per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso. Va a Costantinopoli dove s'è consumato lo scisma d'Oriente, in Germania la terra di Lutero, nella Ginevra di Calvino. Prega nella cattedrale anglicana di Canterbury. Sale sull'Aeropago di Atene da dove san Paolo annunciò il "Dio sconosciuto". Compie un viaggio di 19 secoli per visitare la Sinagoga di Roma, chiamando gli ebrei "fratelli maggiori". Pronuncia il "mea culpa" per le colpe dei cristiani nella Shoah dinanzi al Muro del pianto a Gerusalemme. Entra a piedi scalzi nella moschea di Damasco. Chiede perdono, soprattutto durante il giubileo del 2000, per i peccati della Chiesa nel corso dei secoli: le Crociate e le guerre di religione, le divisioni tra i cristiani, l'antisemitismo, la discriminazione della donna, il caso Galileo, l'inquisizione, la tratta dei neri, l'oppressione degli indio nelle Amenche e degli aborigeni australiani, il razzismo, la xenofobia contro emigranti e zingani, le responsabilità dei cattolici nel genocidio in Rwanda nel 1994, il mancato rispetto delle culture dei popoli, in primis quello cinese.

E' STATO SEMPRE COERENTE E IMPARZIALE

Denuncia i "mali" del comunismo, contribuendo in modo determinante al crollo dell'impero sovietico. Ma mette anche in guardia contro le insidie del "capitalismo selvaggio" e di una globalizzazione che si traduce solo in una "nuova versione del colonialismo". Non lesina critiche alle dittature del terzo mondo, dal Cile di Pinochet alla Cuba di Fidel Castro, ma neppure all'attuale leadership mondiale americana che si sente quasi onnipotente. Si batte per inserire nella nuova Costituzione europea un richiamo alle radici cristiane. Perdona il suo attentatore. Rinnova il suo "non uccidere" dall'aborto all'eutanasia, dalla pena di morte alle nuove minacce per la vita nascente. "Forse la Provvidenza mi ha affidato la cattedra di Pietro" dichiara "per essere un appasslonato avvocato della vita". Abbraccia i lebbrosi in Africa, Asia, America Latina. Si china sui sopravvissuti alla morte atomica a Hiroshima. Accarezza le vittime dell'Aids. Anche in san Pietro vuole sempre gli ammalati vicino. Malato lui stesso, inchiodato sulla sedia a rotelle, tremante per il Parkinson. Testimone sino all'ultimo del valore salvifico della sofferenza. Un grande.

 

GRAZIE, WOJTYLA!

 

                   

 

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(pagina pubblicata il 02.06.2005)


 

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