NEL MONDO - POLITICA  - 3a

29.10.2004 - La firma della Costituzione Europea

LA GIORNATA


(pagina pubblicata il 15.11.2004)

Venerdì 29 ottobre 2004 nella stessa sala - quella degli Orazi e Curiazi in Campidoglio a Roma - dove nel 1957 fu firmato il Trattato della Comunità economica europea, i rappresentanti dei 25 Paesi dell'Unione hanno firmato la nuova Costituzione europea. «Una data storica» per l'Unione Europea, come l'ha definita il premier italiano Silvio Berlusconi, cominciata in sala Giulio Cesare ascoltando l'inno alla gioia. I capi di Stato e di governo si sono alternati sul podio con i loro discorsi. La costituzione di un'Europa unita «è un bene» per il mondo intero, e «uno strumento e una speranza di pace», ha detto Walter Veltroni, sindaco di Roma e «padrone di casa» al Campidoglio introducendo la prima parte della cerimonia.

Romano Prodi con il sindaco di Roma Veltroni e il premier Lituano Algirda

 

UTOPIA E REALTA'- «L'utopia» dei padri fondatori «è diventata una meravigliosa realtà», ha detto Berlusconi ricordando quando «l'Europa era spaccata in due» e «i nostri popoli erano ancora divisi, bisognosi di aiuto esterno, impegnati in una difficile ricostruzione economica e politica che si sarebbe protratta per anni». Eppure - ha osservato Berlusconi tornando al dopoguerra e al '57- «qualcuno già pensava con preveggenza e con coraggio all'Europa del domani, a gettare le basi per la riunificazione». Quel processo d'integrazione europea - nota ancora il presidente del Consiglio - «nato tra molti scetticismi e riserve, si è rivelato invece la più proficua e duratura utopia del secondo dopoguerra».

PUNTO DI PARTENZA - Molti dei discorsi si sono soffermati sul futuro iter del processo di integrazione europea: per il premier olandese Jan Peter Balkanende «questa nostra firma non è una conclusione, è una nuova partenza». Anche per Romano Prodi, presidente uscente della Commissione europea, «la firma non è un punto di arrivo. Nei prossimi mesi i governi dovranno impegnarsi per ottenere la ratifica del nuovo trattato da parte dei parlamenti o dei popoli: sono decisioni che non possiamo dare per scontate». «L'Italia sarà il primo Paese a ratificare la Costituzione», ha detto Silvio Berlusconi.

Da sinistra il premier olandese, Jan Peter Balkanende, Silvio Berlusconi,
 il premier irlandese Bertie Ahern, il presidente designato della
Commissione Ue, Josè Manuel Durao Barroso

 

SUCCESSO - Parole trionfanti anche dal presidente dell'Europarlamento, lo spagnolo Josep Borrell: «Torniamo a Roma dopo aver scritto la storia di un successo: la riunificazione del continente, la pace tra le nostre nazioni, l'integrazione delle loro economie la solidarietà con le regioni e i paesi più arretrati». E guardando al futuro, il presidente designato della Commissione Josè Manuel Durao ha rilanciato la palla ai governi: «Adesso tocca a loro ottenere la ratifica del trattato costituzionale» e «non si tratta di una decisione che si possa dare per scontata», dunque l'auspicio è che «i governanti e i popoli d' Europa» siano ora «all'altezza delle sfide cui noi tutti ci troviamo di fronte».

La mano del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi termina di tracciare la sua firma sulla Costituzione europea

LE FIRME - Ultimati i discorsi ufficiali nella sala Giulio Cesare, i capi di Stato e di governo si sono trasferiti nella sala degli Orazi e Curiazi del Campidoglio. Sotto gli occhi di Carlo Azeglio Ciampi, i capi di stato e di governo e i ministri degli esteri si sono alternati alla scrivania per siglare il Trattato costituzionale. Il primo Stato membro a firmare è stato il Belgio, l'ultimo il Regno Unito. Anche Bulgaria, Romania e Turchia hanno apposto la loro firma, ma non sulla Costituzione, bensì solo sull'Atto finale. La Croazia era presente come osservatore. La cerimonia si è conclusa con una nuova esecuzione dell'inno alla Gioia.

 

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(pagina pubblicata il 15.11.2004)


 

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