NEL MONDO - ECONOMIA - 5

Obbligazioni Bancarie: tradimento

IN DUE ANNI HANNO PERSO IL 45%. DIMEZZATO IL VALORE DELLE GESTIONI AZIONARIE NEL PORTAFOGLIO DEGLI ITALIANI


(pagina pubblicata il 15.05.2003)

Il 2002 è stato un altro anno difficile per il risparmio. «Prevale l' incertezza e gli investitori, sfiduciati, non trovano voglia e occasioni per scommettere su una svolta duratura», valuta il presidente della Consob Luigi Spaventa, nella sua relazione annuale. E anche se i toni non sono forti come in passato, le banche sono chiamate subito in causa, colpevoli di aver operato «il trasferimento dei rischi di credito sui risparmiatori». Ci sono poi «le vicissitudini dei fondi pensione privati». Due «eccessi non corretti» del mercato, che potranno fare «ancora vittime», dice Spaventa. Sotto accusa, quindi, i mercati dove a pagare il conto, anche nel 2002, sono state le famiglie italiane.

Il Presidente della Consob Luigi Spaventa (a destra)
durante un incontro con il Presidente della Repubblica Ciampi (2002)

 

BORSA & OBBLIGAZIONI - Nel mirino ci sono le obbligazioni, parola che richiama certezza del capitale investito, ma che nel caso di Cirio Bond e titoli argentini si è tramutato in un incubo per molti investitori. Un passo indietro. L' euforia della Borsa a metà degli anni Novanta aveva guidato la fuga dai titoli di Stato. Gli investimenti in attività prive di rischio erano infatti scesi da poco meno dell' 80% nel ' 95 a circa il 50% nel 2000. Il risveglio due anni dopo, con una caduta delle quotazioni del 45%, è stato doloroso. 

Un numero: chi avesse investito cento lire in Borsa quando il mercato era sui livelli massimi ora se ne ritroverebbe poco meno di 75. Così ora l' esposizione in attività rischiose è quasi tornata al livello del 1995. Via da Bot e Btp prima e dalle azioni poi, i risparmiatori hanno puntato sulle
obbligazioni: 130 miliardi investiti tra il 2000 e il 2002, contro i 180 miliardi complessivi del quinquennio precedente. Si tratta per lo più di obbligazioni bancarie, con una crescita notevole delle obbligazioni estere e, nell' ultimo biennio, di quelle emesse da imprese non bancarie. «Questo comparto pare rappresentare un approdo alternativo a quello azionario per risparmiatori poco esperti e avversi al rischio, ma a volte solo in apparenza», rileva Spaventa. Come dimostrano i casi dei bond argentini, nel quale sono stati coinvolti 450 mila risparmiatori, e delle obbligazioni Cirio, che riguarda 15-20 mila sottoscrittori. «I risparmiatori italiani sono stati colpiti pesantemente dall' insolvenza di un debitore sovrano e in misura minore da un debitore industriale», denuncia il numero uno della Consob pur senza fare nomi. E Spaventa sottolinea come sia agli sportelli bancari dove avviene «il grosso degli acquisti in Italia». 

NUOVE PROCEDURE - Sui recenti episodi di insolvenza sono in corso accurati controlli sul comportamento degli intermediari, ma, per quanto compete alla Consob, Spaventa preannuncia che «la regolamentazione sarà modificata» per introdurre procedure che offrano alla clientela informazioni più adeguate sui rischi dell' investimento, soprattutto nel caso di
obbligazioni prive di rating. 

 

ARGENTINA,
LA TRAPPOLA
DEGLI ALTI
RENDIMENTI

450 mila i
risparmiatori
italiani
coinvolti nel
crac dello
Stato argentino


E' il più grande crac finanziario di uno Stato sovrano. E i risparmiatori italiani, come ha ricordato Spaventa nel suo discorso, ci sono rimasti invischiati dentro. Si tratta del default della Repubblica Argentina, dichiarato ufficialmente nel dicembre del 2001. A un anno e mezzo di distanza il «lieto fine» per i 450 mila italiani che hanno nel proprio portafoglio tango-bond per circa 14 miliardi di euro (circa un decimo dell' intera esposizione estera del governo di Buenos Aires) non sembra avvicinarsi con nitidezza. Venduti soprattutto tramite il canale bancario, questi titoli governativi sono ancora oggi quotati al 30-40% del loro valore nominale. E per ora gli unici risparmiatori che hanno potuto tirare il fiato sono i sottoscrittori dei bond emessi dalla città di Buenos Aires. Per loro è scattata una ristrutturazione, favorita dalla maggiore ricchezza della capitale, che salvaguarda il capitale e ha già permesso di riavviare il flusso delle cedole. Ma si tratta comunque di una piccola minoranza rispetto al grosso dei risparmiatori che detiene titoli dello Stato argentino. Cosa fare? Per ora tutti gli occhi sono puntati sulle elezioni presidenziali del Paese sudamericano. Dopo il ballottaggio Carlos Menem e Néstor Kirchner il 18 maggio, dovrebbero ricominciare le trattative con il Fondo monetario, considerate l' anticamera della ristrutturazione del debito estero.

 

CIRIO,
A RISCHIO
SETTE BOND

 

1,1 miliardi
il controvalore
delle
obbligazioni
Cirio
in mano ai
risparmiatori

 

 
l caso delle obbligazioni Cirio ha portato alla cronaca la questione dei titoli mediati dalle banche ma sostanzialmente prive di rating (che misura il rischio di insolvenza dell' emittente) e spesso di un' adeguata informativa. Anche in questo caso, come in quello dei tango-bond, la molla scatenante sembra essere stata la promessa di alti rendimenti. Ma come ha sottolineato Spaventa il problema di una corretta informazione sul rischio che il piccolo risparmiatore si sta assumendo non può essere ridotto «ad una messe di moduli firmati passivamente per accettazione». In questo caso le emissioni in pericolo sono 7, tutte legate al gruppo Cirio. Il default è scoppiato lo scorso novembre quando non sono stati pagati 150 milioni di euro in scadenza della Cirio Finance. Subito dopo è scattato il cross default per le altre sei emissioni. La prossima in scadenza è quella della Cirio Finance Luxembourg alla fine del mese. Anche se la società ha annunciato di poter definire un piano di recupero entro la metà di maggio. Cosa fare in questo caso? Per modificare le condizioni del credito o anche per far scattare l' esigibilità immediata dei bond è necessario spedire una richiesta al Trustee attraverso la Montetitoli international Eurostar e Clearstream. Per i contatti, è generalmente sufficiente fare riferimento alla propria banca. In attesa di vedere la proposta di ristrutturazione della società. 1,1 miliardi Il controvalore delle obbligazioni Cirio in mano ai risparmiatori.

 

QUEI
PRESTITI
DI AZIENDE
CON POCHE
INFORMAZIONI

130 miliardi
il valore delle
obbligazioni
acquistate
nel biennio
2000-2002

 


In fuga dai titoli di Stato e dopo lo scoppio della bolla speculativa nel 2000 anche dalle Borse, gli italiani hanno indirizzato i propri risparmi verso il mondo delle obbligazioni bancarie: oltre 180 miliardi di euro tra il 1995 e il 2000. E, sempre secondo i numeri ricordati da Spaventa, oltre 130 nel biennio successivo. I corporate bond, cioè i titoli di debito di società industriali, oltre ad esser poco liquidi sono a rischio di insolvenza dell' emittente. Che può tradursi come nel caso della Cirio nel pericolo di non recuperare una parte o tutto il capitale. Un pericolo accentuato in Italia dalla diffusione di titoli senza rating. Il grosso degli acquisti «avviene presso gli sportelli bancari e riguarda titoli non quotati sul mercato domestico». L' obbligo degli intermediari, cioè le banche,  di conoscere i rischi dei prodotti e di informarne i clienti deve infatti essere «maggiore quando il deposito e la consegna di un prospetto informativo non sono prescritti». Un consiglio? La regola non scritta di tutti i mercati è che al crescere del rendimento purtroppo crescono anche i rischi. 130 miliardi Il valore delle obbligazioni acquistate nel biennio 2000-2002.

 

 

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(pagina pubblicata il 15.05.2003)


 

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