NEL MONDO - CRONACA - 3

Salvate i piccoli Comuni d'Italia

IL 20 SETTEMBRE 2002, A TORINO, E' PARTITA LA RISCOSSA DEI 5.868 PAESI DIMENTICATI DALLO STATO. L'ESEMPIO DI SAMBUCO, 89 ABITANTI.


(pagina pubblicata il 30.09.2002)

Si chiama come una pianta, ma qualche storico assicura che il suo nome non ha nulla da spartire con la botanica, giacchè deriverebbe da tutt'altro vocabolo - stambecco - pronunciato in occitano e storpiato di bocca in bocca. Sambuco è un grumo di case aggrappate alla montagna, in provincia di Cuneo. La Francia non è lontana: dista appena una decina di chilometri. La si intuisce lassù, superato il Colle della Maddalena.
Sambuco presidia l'alta Valle Stura, patria della lingua d'Oc. Tra il Cinquecento e il Settecento contava oltre 1.200 abitanti. Oggi, invece, registra 89 cittadini residenti.
E' sopravvissuto a Pompeo, Francesco I, Napoleone e Mussolini passati, armi in pugno, dalle sue parti. Su Sambuco non hanno avuto la meglio cinque terribili epidemie di peste, nè il colera o il tifo. Ora rischia di soffocare per storie di ordinaria burocrazia italica.
Ha, infatti, un sindaco, Sambuco, perbacco se ce l'ha, ed è pure colto, dinamico, ricco di idee. Ma costui ha più o meno gli stessi obblighi e le stesse funzioni dei sindaci di Torino, Milano, Roma, Napoli o Palermo. Un bel groviglio di lacci e lacciuoli, senza neppure quei lauti bilanci a più zeri che almeno le grandi metropoli possono vantare.

Contadini di Sanbuco mentre raccolgono le patate

Giovanni Quaglia, Presidente della Provincia di Cuneo, e il parroco di Sanbuco don Franco Martini.

Nella stessa identica situazione si trovano in realtà tutti i Comuni più piccoli, quelli - per intenderci - con una popolazione inferiore ai 5.000 abitanti. Che sono tanti, in Italia: ben 5.868 su 8.104, la qual cosa significa il 72 per cento del totale. Sono loro il vero sistema nervoso del Paese. Ma i nervi sono logori. Fuor di metafora, i piccoli Comuni non ce la fanno più. E avanzano una richiesta: basta con la disciplina indifferenziata, si varino norme studiate appositamente per i centri minori.
Il 20 settembre, riuniti in una Conferenza nazionale convocata a Torino, i piccoli Comuni hanno presentato le loro istanze al Governo, al Parlamento, alle Regioni e alle forze politiche.
"Ci sarò anch'io", assicura Giovanni Battista Fossati, sindaco di Sambuco. "Siamo un piccolo centro alpino, a 1.200 metri d'altezza", spiega Fossati. "Dall'epoca celtica alla metà del secolo scorso, la gente è vissuta di allevamento (soprattutto pecore di una specie particolare, la "sambucana") e di agricoltura".
"La prima guerra mondiale ha segnato l'inizio del tracollo", precisa Fossati. "Il conflitto inghiottì una generazione. Molti, allora, emigrarono in Francia, Usa e Argentina. Nel secondo dopoguerra, l'industrializzazione svuotò ulteriormente la nostra montagna".
"Credo però che il peggio sia passato", ragiona ii sindaco. "Sambuco ha finalmente trovato un suo equilibrio demografico. Il 24 maggio scorso è nata una bambina; i due terzi della popolazione hanno meno di 64 anni. C'è di nuovo un pastore a tempo pieno: è un giovane che prima lavorava alla Michelin. Altri hanno aperto di recente un laboratorio di restauro e una falegnameria. L'albergo-ristorante che abbiamo (la principale impresa di Sambuco; dà lavoro a una decina di persone) è diventato una bandiera dell'enogastronomia di qualità: anche in questo caso sono coinvolti i giovani".
Sambuco non ha più scuole. Bisogna scendere a valle per trovarle. Così come occorre fare chilometri se si ha bisogno di una farmacia o di un ospedale. Ogni mattina feriale, questo sì, una dipendente delle Poste sta tre ore dietro lo sportello; quindi distribuisce la corrispondenza. A Sambuco, poi, risiede un giovane prete, don Franco Martini, che però serve anche altri paesi. II segretario comunale viene su ogni mercoledì.
"Si fa di necessità virtù", riprende Giovanni Battista Fossati. "Il nostro bilancio annuo si attesta sugli 800 milioni di vecchie lire. Abbiamo fissato l'ICI al 5,5 per cento. Non vogliamo svuotare le tasche dei nostri cittadini. Gli investimenti? Tra il '99 e oggi, abbiamo speso 2 miliardi di lire in opere pubbliche. Con un altro mezzo miliardo stiamo rimettendo in sesto alpeggi e sentieri". L'erogazione dell'acqua potabile e la raccolta dei rifiuti sono invece curate da un'apposita azienda, in collaborazione con la Comunità montana. "Consorziandoci tiriamo avanti tutti", sottolinea Fossati.

Ancora un'immagine dela vita quotidiana a Sanbuco.

Frammenti di democrazia

"L'obiettivo è garantire, a chi abita in piccoli centri, gli stessi servizi di chi risiede in città medio-grosse, assicurandoli non più sotto casa, ma a una distanza in ogni caso ragionevole", commenta a sua volta Giovanni Quaglia, presidente della Provincia di Cuneo. "Ciò è possibile a patto di mettere insieme le forze. L'unione volontaria di più Comuni è una via praticabile".
Quaglia parla per esperienza. La provincia di Cuneo abbraccia 250 Comuni in tutto: di essi, ben 226 hanno meno di 5.000 abitanti. "Dobbiamo difendere i piccoli centri", insiste Quaglia: "Sono frammenti vitali di democrazia partecipata, determinanti per la tutela e lo sviluppo socio-ambientale di ampie zone del Paese".
Affinchè la difesa sia efficace, i "piccoli" sollecitano dei cambiamenti. Sambuco, per rimanere al nostro esempio, i suoi dieci consiglieri e il suo sindaco, devono sottostare agli stessi obblighi amministrativi di una grande città. "Le pare giusto?", conclude Fossati. "Prendiamo l'applicazione della Merloni. Perchè dobbiamo mandare i bandi di concorso in Sicilia piuttosto che in Friuli spendendo inutilmente energie, tempo e denaro? La trasparenza può benissimo essere tutelata altrimenti"

 

 

ECCO CHE COSA DEVE FARE LO STATO

Giuseppe Torchio è il sindaco di Spineda, in provincia di Cremona. Presiede la Consulta nazionale dei piccoli Comuni in seno all'And (Associazione nazionale Comuni italiani).
"Le nostre rivendicazioni sono di carattere economico, normativo e istituzionale", esordisce. "Chiediamo, ad esempio, il rifinanziamento del fondo ordinario investimenti, destinato in gran parte ai Comuni di minore dimensione demografica, almeno nella stessa misura prevista nel 2001 (circa 190 milioni di euro). Sollecitiamo altresì il ripristino del mutuo annuo di 75.000 euro a carico dello Stato per la realizzazione di opere pubbliche necessarie per la vita delle comunità, senza vincoli di destinazione".
"E allo Stato", prosegue Torchio, "chiediamo anche di rivedere il meccanismo che regola i trasferimenti. Oggi, Roma da a ciascun Comune una certa cifra pro-capite, sostanzialmente unica per tutti, poco importa se il Comune ha, poniamo, 50 abitanti ma anche 10 frazioni sparse su un territorio vasto, con chilometri di strade, fogne, tubi dell'acquedotto e della luce da fare o da mantenere in funzione. Sollecitiamo, infine, la revisione delle norme al fine di abolire, per i sindaci, l'attuale limite tassativo di due mandati".

Giuseppe Torchio, sindaco di Spineda

 

          

 

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(pagina pubblicata il 30.09.2002)


 

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