NEL MONDO - CRONACA - 2

Luglio 1987: Dramma in Valtellina


(pagina pubblicata il 31.07.2002)

Sono passati 15 anni ma i valtellinesi che hanno vissuto in prima persona quei terribili giorni li hanno ancora ben impressi nella mente e certamente non li dimenticheranno mai.
Mi riferisco a quella enorme massa d'acqua e detriti, caduti all'improvviso dai monti in quel luglio 1987, che hanno tagliato in due la vallata e hanno portato con sè i corpi di decine di vittime.
Quello che vedrete in queste pagine è la drammatica documentazione fotografica di quei giorni tremendi vissuti dai sui abitanti.
Vuole essere un omaggio alle migliaia di persone che hanno portato soccorso ai colpiti e hanno lottato con forza contro la furia della natura.


 

LE PRIME VITTIME A TARTANO

Sabato 18 luglio 1987, attorno alle 17,30 un'enorme massa d'acqua, di alberi, di fango s'è abbattuta sul condominio "La Quiete, lo ha sventrato tagliandolo a metà, ha spazzato la strada sottostante e s'è riversata contro l'albergo "Gran Baita". Nel crollo hanno perso la vita undici persone, tra cui i titolari dell'albergo.

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IL SOCCORSO VIENE DAL CIELO

La val Tartano, ma così è stato a lungo per altre zone, è rimasta isolata e i soccorsi potevano giungere soltanto dal cielo. Gli elicotteri impiegati sono stati una quarantina e spesso i piloti hanno dovuto operare in condizioni di estremo pericolo a causa delle avverse condizioni atmosferiche. Centinaia e centinaia le ore di volo compiute dai generosissimi uomini dell'esercito, della polizia, dei carabinieri e della guardia di finanza.

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GOMMONI E ANFIBI PER I PRIMI SOCCORSI

L'acqua è alta nel centro di Ardenno e si è costretti ad utilizzare i "gommoni". 

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DISTRUTTA LA FERROVIA, TRASPORTI K.O.

La massicciata ferroviaria nei pressi di Morbegno fortemente lesionata...

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...La ferrovia, all'imbocco di Morbegno, ovvero del capoluogo mandamentale della bassa valle, è andata in "tilt" in conseguenza della tracimazione del fiume Adda che ha pure reso impraticabile la statale 38. A lungo, dunque, sono rimaste ostacolate le comunicazioni sia per quanto riguarda la ferrovia che la principale arteria di scorrimento.

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LA PIANA DI MORBEGNO, UN IMMENSO LAGO

Una desolante immagine del Morbegnese nella cui piana ha trovato sviluppo l'attività industriale. Il Consiglio dei ministri ha disposto, subito dopo l'alluvione, di concedere contributi a fondo perduto nella misura del 90% del danno subito dalle aziende commerciali, artigiane e turistiche danneggiate.  Inoltre ha sospeso il pagamento di alcuni tributi e il rinvio dei giovani per il servizio militare.

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GRAVI DANNI AL PATRIMONIO BOVINO

La Selvetta è ridotta a un vero e proprio acquitrino. Un tempo era palude, poi fu bonificata e il terreno produce grandi e ottimi quantitativi di foraggio incoraggiando l'allevamento bovino, che ha subito gravi perdite, sebbene molto bestiame si trovasse negli alpeggi come da tradizione. E' nato così il problema legato alla vigilanza sanitaria: centinaia erano le carogne di animali che giacevano sul fondovalle in tutto il territorio provinciale, si temeva pertanto un'epidemia e altre preoccupazioni sono nate dalla fuga di un paio di serpenti da un circo campeggiato ad Ardenno. Molte carcasse sono state recuperate, dei serpenti invece non si sa ancora niente.

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L'APOCALISSE A FUSINE

II nubifragio ha reso irriconoscibile Fusine, un piccolo centro alle porte di Sondrio. Gli abitanti si erano portati in salvo per tempo.... 

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....e l' apocalisse non ha risparmiato neppure il cimitero.

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K.O. L'AVIOSUPERFICIE DI CAIOLO

L'aviosuperficie, da poco inaugurata, a Caiolo, non è servita al decollo e all'atterraggio degli elicotteri: ne ha approfittato una mandria per mettersi in salvo. A Sondrio il tempestivo intervento delle imprese, coordinate poi dalla Com-Edile, ha impedito al Mallero di causare guasti forse altrimenti irreparabili; è stato, infatti, liberato l'alveo da molto materiale.

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PARALIZZATO IL CUORE DELLA CITTA' DI SONDRIO

Nel capoluogo I' attività economica del centro è stata paralizzata per tre giorni consecutivi, a causa della piena del Mallero...

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...che minacciava di abbattere gli argini e di inondare il cuore della città.

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PAURA NELLA SONDRIO VECCHIA

Gli escavatori all'opera sul greto del torrente Mallero.....

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...che aveva raggiunto un livello assai preoccupante...

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...costringendo i soccorritori a posizionare un alto cumulo di terra per frenare un eventuale straripamento nei pressi del ponte di via Trento.

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TORRE SANTA MARIA

Il paese di Torre Santa Maria in Val Malenco è stato interamente evacuato.

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CHIURO

Un'immagine di una strada interna del paese di Chiuro...

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...e di un ponte interamente ricoperto dai detriti.

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INAGIBILE LA DOGANA DI PIATTAMALA

Il Poschiavino, affluente dell'Adda, proveniente dalla Svizzera, è uscito dagli argini provocando gravi danni...

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...mettendo, tra l'altro, fuori uso la strada che porta alla dogana di Piattamala...

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...e impegnando un nutrito gruppo di soldati a rinforzare quanto rimane del vecchio argine.

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EVACUATE A SONDALO TRE FRAZIONI

Alessandro Sozzoni, sindaco di Sondalo, ha, con un'ordinanza, fatto evacuare gli abitanti di ben tre frazioni sulle quali incombe il nuovo bacino artificiale che rischia di sfondare la barriera di detriti...

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...in località denominata Ponte del Diavolo la strada è stata "tranciata" di netto dal movimento franoso.

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LE PRESE, CONTRADA FANTASMA

Le Prese è una delle tre frazioni di Sondalo fatte sgomberare i cui abitanti vanno ad aggiungersi ai tremila sfollati dell'intera vallata.

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UN LUGUBRE SCENARIO DI MORTE E DISTRUZIONE A MORIGNONE E S. ANTONIO MORIGNONE

Le previsioni degli esperti si sono purtroppo avverate. Dal Pizzo Coppetta, a 3.066 metri d'altezza, s'è scaricata a valle una gigantesca frana che ha lasciato una lugubre scia di morte e distruzione. Lo smottamento, valutabile in circa 10 milioni di metri cubi di terra, staccatosi dalla val Pola, sulla destra orografica dell'Adda, ha raso al suolo Morignone e S. Antonio Morignone sino a seppellire le ultime case che si trovavano nei pressi del ponte del Diavolo. Sullo sfondo, dopo l'invaso artificiale creato dalla barriera di detriti, si intravede la periferia di Bormio, il cui centro è nascosto dalla montagna.

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L' AFFANNOSA RICERCA TRA LE MACERIE

Si cerca affannosamente tra le macerie: accanto agli abitanti del posto (siamo a Morignone) lavorano i militari, numerosi quelli dei vari reparti del 4° Corpo d'Armata Alpino.

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LO SQUARCIO NELLA MONTAGNA

La frana ha creato un profondo squarcio nella montagna, sopra Sondalo, nel cui ospedale "Morelli" sono stati accolti molti degli sfollati. La gran massa di materiale, occupato il fondovalle, è risalita in parte sul versante opposto dove si trova Aquilone, un presepe di case abbarbicato sulle montagne a 1.100 metri nel comune di Valdisotto. Il forte spostamento d'aria ha causato una vittima, aggiornando così la tragica contabilità di morti e dispersi; di 16 abitanti della contrada non si sono più avute notizie. Nell'elenco dei dispersi vanno inseriti pure sette operai di tre delle ditte impegnate nei lavori di fondovalle. Era possibile prevedere che Aquilone (un nucleo di circa 50 anime), un nome che evoca ricordi legati ai giochi d'infanzia è ora divenuto sinonimo di disperazione, avrebbe potuto essere colpito?

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SOTTO CINQUANTA METRI DI DETRITI

La gente di Sant'Antonio non resta con le mani in mano, cerca di ripristinare le attività commerciali e in ciò contribuiscono anche i più giovani: ma tutto sarà vano. L'enorme frana cancellerà per sempre ogni forma di vita, sotto cinquanta metri di detriti.

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DISTRUTTA LA GALLERIA DEI "MONDIALI"

La galleria costruita in occasione dei grandi lavori attuati sulla statale 38 per i mondiali di sci alpino del 1985 sulla strada che conduceva a Bormio, avrebbe dovuto servire anche da riparo dalle valanghe e invece è stata ridotta così...

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(pagina pubblicata il 31.07.2002)


 

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