GAGGIANO - STORIA E PERSONAGGI - 6a

Don Annibale Vezzoli
IL RICORDO


(pagina pubblicata il 30.11.2005)

Il 18/04/1987 il nostro parroco, Don Annibale Vezzoli, ci lasciava per raggiungere la casa del Padre. Ci ritroviamo oggi a riflettere, ripensare e riparlare di lui. Lo facciamo perché sentiamo che 29 anni della nostra storia li abbiamo trascorsi e condivisi anche con il signor parroco. Don Annibale credeva fermamente nell'uomo e nei suoi valori e ha voluto spendere l'intera sua vita per questo. Ripensando a Don Annibale viene alla il passo della lettera di San Paolo ai Corinzi quando dice:" ...La carità è paziente, è benigna; la carità non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d'orgoglio; non fa nulla di sconveniente, non cerca il proprio interesse, non si irrita, non tiene conto dei torti ricevuti, non si rallegra per l'ingiustizia, ma gode della verità, tollera ogni cosa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non viene mai meno". Così era il nostro parroco. Ecco l'uomo sempre pronto alla battuta, all'ironia intelligente cercando sempre attraverso un sorriso, di insegnare qualcosa anche alle giovani generazioni. Eccolo sempre attuale con i suoi interventi sui valori fondamentali quali la catechesi, la preghiera, la famiglia, l'oratorio, facendosi anche carico delle esigenze di tutti. Chiunque avesse avuto dei problemi trovava in lui un punto di riferimento, un orecchio teso all'ascolto e una parola di aiuto. Lo si ricorda vero pastore nei momenti delicati della vita sociale, con le sue prese di posizione dettate dalla conoscenza profonda della dottrina Cristiana e Cattolica e nei momenti forti dell'anno liturgico con i suoi insegnamenti sulla Parola di Dio mai discostandola però dalla realtà.


Aprile 1987 - Una grande folla di Gaggianesi porge l'estremo saluto al suo Parroco Don Annibale Vezzoli.

Teneva moltissimo alla vita pubblica della sua comunità, partecipava volentieri alle varie riunioni tenute dalle associazioni come il CIF, l'UNITALSI, l'AVIS e gli anziani, avendo soprattutto con questi ultimi un rapporto settimanale preferenziale nella preghiera con un occhio particolare verso i malati e i sofferenti. Si era sempre impegnato concretamente ad offrire e dare delle strutture idonee, affinchè i suoi parrocchiani potessero espletare le varie attività culturali, ricreative e religiose. Basti pensare in 29 anni allo sviluppo delle strutture Oratoriane. Le varie sistemazioni delle strutture ecclesiastiche ad esempio: le campane, l'organo, la cappella di Bonirola, la chiesina di S. Francesco, la Madonna del Dosso e non ultimo il progetto per la realizzazione della fortemente desiderata, nuova Chiesa più capiente ed idonea che venisse incontro allo sviluppo del paese.


Instancabile presenza di Don Annibale nell'attività sociale di Gaggiano.
Qui è con il Sindaco Dott. Gatti Giuseppe (al centro), il Sig. Garancini (a destra)
che stringe la mano a Mons. Teresio Ferraroni.

Nonostante tutte queste cose egli non voleva mai meriti per sé. Era sempre piuttosto restio ad ogni forma sregolata di celebrazione, però egli era per noi tutti "IL PARROCO" e la massiccia partecipazione dei gaggianesi ai suoi funerali lo hanno ampiamente dimostrato. Ora tocca a noi mantenere sempre vivo il suo ricordo continuando a vivere quei valori che egli ci insegnò. Triste e inutile sarebbe ricordare la sua figura solo con la nostalgia senza sentirci invogliati a collaborare con la Chiesa e la comunità alla costruzione del Regno di Dio qui a Gaggiano. Se accadesse questo, 29 anni di Don Annibale andrebbero irrimediabilmente perduti, non sarebbero serviti a nulla e certamente col passare del tempo dimenticheremmo le sue parole e i suoi insegnamenti. Tutto questo,certamente non è quello che egli desidererebbe. Perché questo pericolo si allontani bisogna essere forti e disponibili all'ascolto, poiché la vita continua.


Don Annibale con la mamma e altri componenti la sua famiglia e nipoti
durante una visita pastorale del Card. Giovanni Colombo.

Proprio perché Don Annibale conosceva i limiti della nostra debole fede ci indicò il rimedio, il modo, la via.
Quella sera del Venerdì Santo, al termine della Via Crucis per le vie del paese, disse queste parole:"Ora non fermiamoci a chiacchierare e perdere tempo, ma nel silenzio delle nostre case meditiamo la passione e la morte di Gesù". Questo è il modo: fare silenzio! Fare silenzio dentro e attorno a noi. Fare tacere nel nostro cuore tutti quegli affanni terreni che non permettono allo Spirito di entrare e trasformare la nostra vita dandoci la vera forza e la vera pace così come trasformò gli impauriti apostoli. Solo così facendo potremo essere testimoni agli altri "della speranza che è in noi". Solo così potremo valorizzare le parole e gli
insegnamenti di Don Annibale, aprendoci con cuore sincero all'accettazione di ogni novità magari anche apparentemente amara. Per compiere tutto questo abbiamo poi un grande aiuto nella Madonna. Don Annibale aveva donato il suo cuore a questa Mamma. Anche questo è un insegnamento grande che ci ha lasciato in eredità. Abbandoniamoci quindi all'abbraccio materno e amoroso di Maria perché Lei saprà sempre dirigere i nostri passi sulla via giusta, la stessa via percorsa da Don Annibale.

 

                             

 

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(pagina pubblicata il 30.11.2005)


 

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