GAGGIANO - RELIGIONE  - 1

L' Augurio di Capodanno

UNA TRADIZIONE PIU' CHE CENTENARIA


(pagina pubblicata il 01.01.2004)

Anche quest'anno, nel primo giorno dell'Anno Nuovo, il parroco Don Nino Massironi ha voluto tenere viva una tradizione che ormai si tramanda di Parroco in Parroco e di padre in figlio, da diverse centinaia di anni, nella comunità parrocchiale di Gaggiano. E' una tradizione semplice, infatti sono i bambini che la sentono maggiormente, ma nello stesso tempo molto significativa per gli adulti che la praticano.

Nel pomeriggio di Capodanno, oggi 2004 presso la Chiesa dello Spirito Santo mentre negli anni passati presso il Santuario di Sant'Invenzio, si sono riuniti i parrocchiani e dopo una breve cerimonia il parroco Don Nino ha distribuito a tutti i presenti, uno per uno, una piccola immagineta con l'icona di un Santo che dovrà essere, ha spiegato il parroco, il personale protettore che ci accompagnerà per tutto il corso dell'anno appena iniziato.

Quì entra in gioco anche la "fortuna" o la "provvidenza" come è stata chiamata dal parroco: poichè i Santi sono moltissimi, a qualcuno sarà capitato un Santo conosciuto, ad altri uno sconosciuto. Ecco allora l'invito sempre di Don Nino ad andare a scoprire e leggere la storia del Santo che la "provvidenza" ci ha consegnato, seguendone gli esempi nel limite del possibile, durante l'anno.

Per il credente, tutto questo ha un profondo significato, senza però scendere nell'"idolatria".

A caso ho scelto due Santi abbastanza conosciuti.

 

Tanti auguri di un sereno anno 2004 !!!

 

Sant'Antonio Abate, molto meno conosciuto del suo omonimo Sant'Antonio da Padova, nacque verso il 251 a Coma, la Keman dei giorni nostri, una località centro-egiziana nei pressi del Nilo e mori nel 356.

 

Nel nostro calendario viene festeggiato il giorno 17 gennaio.

I suoi genitori erano cristiani benestanti, di buon livello sociale. Probabilmente crebbe in una comunitä copta. La sua istruzione si arrestò al livello elementare dal momento che egli rifiutò l’educazione superiore, ossia quella greca. (...) A circa diciotto anni, in seguito alla morte dei genitori, rimase a prendersi cura della casa e della sorella minore.

Un giorno - meno di sei mesi dopo la loro scomparsa - assisté in chiesa alla lettura del passo del vangelo di Matteo (19, 21), in cui Gesù invita a distribuire ai poveri i beni terreni come condizione per una vita perfetta. Antonio, che stava già riflettendo sulla rinuncia a ogni ricchezza, secondo l’esempio degli Apostoli e dei cristiani di Gerusalemme, percepì questa lettura come un messaggio personale di Dio, la chiamata a una vita di povertà e di abnegazione. Diede quindi in elemosina ciò che possedeva, riservando soltanto una piccola somma al sostentamento della sorella. Avendo poi ancora ascoltato in chiesa l’esortazione a non preoccuparsi per il domani (Mt 6, 34), distribuì anche questa somma residua e affidò la sorella alle cure di alcune vergini affinché l’allevassero secondo il loro modello di vita. Egli stesso si mise a praticare la vita ascetica, prima di fronte a casa sua, poi in un luogo appena fuori dal suo villaggio, quindi ancora più lontano, in un sepolcro.

Quando ebbe circa trentacinque anni scelse come abitazione una fortezza deserta a est del Nilo.

Dopo vent’anni si ritirò nel deserto, sul monte Pispir. Infine, tormentato da un numero sempre crescente di visitatori, penetrò ancor più nel deserto, facendo un viaggio di tre giorni verso est e stabilendosi in una regione montana, non lontana dal Mar Rosso: la tradizione locale indica il monastero di Deir-amba-Antonios come il luogo della sua ultima residenza. A volte si recava sul monte Pispir per rimanere in contatto con i suoi discepoli e, se necessario, per comunicare con il mondo esterno, ma faceva sempre ritorno al suo amato eremo sulle montagne orientali, dove morì nel 356.”

 

 

 

 

Stefano è il primo dei martiri di Cristo e uno dei sette che gli Apostoli scelsero al servizio della comunità, perchè "pieno di fede e di Spirito Santo".

 

Viene festeggiato il 26 dicembre, il giorno dopo il S. Natale.

Stefano è il primo martire del cristianesimo, colui che ha testimoniato con il sacrificio della vita la propria fedeltà a Gesù di Nazareth e al suo messaggio di salvezza. Egli apparteneva alla prima comunità di Gerusalemme ed aveva il compito di amministrare, con altri sei compagni diaconi, i beni che i credenti mettevano in comune. A quei beni si attingeva per il sostentamento proprio e della famiglia; ciò che rimaneva veniva distribuito ai poveri.

Le notizie della sua vita le troviamo nel libro degli "Atti degli Apostoli", scritto dall’evangelista Luca. Di Stefano Luca comincia a parlare quando si presentano dei problemi in seno alla prima comunità cristiana: i credenti di origine ellenica non erano troppo soddisfatti del modo con cui erano trattate le loro vedove e se ne lamentavano.

Stefano svolse la sua missione con zelo. Alla carità aggiungeva la Parola e Dio lo ricolmava di grazie: molti erano coloro che si convertivano dopo averlo incontrato. Tuttavia i suoi successi mandarono su tutte le furie i giudei. Questi un giorno gli piombarono addosso, lo catturarono e lo trascinarono davanti al sinedrio. Pagarono anche dei falsi testimoni che dissero: "Costui non cessa di proferire parola contro questo luogo sacro e contro la Legge. Lo abbiamo udito dichiarare che Gesù il Nazareno distruggerà questo luogo e sovvertirà i costumi tramandatici da Mosé".

Stefano a sua volta inchiodò i suoi accusatori con un lungo e fremente discorso mediante il quale dimostrava che "l’Altissimo non abita in costruzioni fatte da mani di uomo!", e concluse affermando: "Gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie: come i vostri padri, così anche voi. Quali dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete diventati traditori ed uccisori". Le sue ultime parole furono coperte da un coro di imprecazioni. Stefano però urlando riuscì a superare le voci e disse: "Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’Uomo che sta alla destra di Dio" Tale atto di fede sincero e coraggioso segnò la sua condanna a morte mediante lapidazione, come si espressero i capi del Sinedrio.

La sentenza venne eseguita fuori le mura della città. Mentre le pietre colpivano il suo corpo lui pregava ad alta voce dicendo: "Signore non imputare loro questo peccato".

Secondo la tradizione le reliquie di Stefano vennero rinvenute nel 415 e una parte di esse trasferite nell’isola spagnola di Minorca. In quell’occasione i cristiani, volendo vendicare il Santo, uccisero tutti gli Ebrei immigrati poiché rei di essere discendenti dei lapidatori di Stefano, episodio questo da dimenticare.

 

 

          

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(pagina pubblicata il 01.01.2004)


 

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