GAGGIANO - CRONACA - 8

Commercio Equo e Solidale

ANCHE A GAGGIANO, PRESSO LA STAZIONE FERROVIARIA, UN PUNTO VENDITA DI PRODOTTI EQUO E SOLIDALI


(pagina pubblicata il 10.01.2005)

Nel mese di aprile 2000 un gruppo di volontari ha dato vita alla "Cooperativa Terra e Cielo" con lo scopo di dimostrare che è possibile, sia pure nel piccolo della comunità gaggianese, la simbolica costruzione di un ponte di solidarietà per sostenere l'economia dei paesi più poveri attraverso il commercio e la vendita dei loro prodotti, direttamente dal produttore al consumatore, scavalcando ogni tipo di intermediario.
Proprio questo è in sintesi il commercio equo e solidale.
La Cooperativa, per alcuni anni, non ha avuto una sede fissa ma passava da un locale all'altro concesso in uso dal Comune o dalla Parrocchia.
Nel periodo natalizio del 2003, per esempio, ha potuto allestire una grande mostra nei locali del Centro Parrocchiale di fianco alla Chiesa dello Spirito Santo per la vendita di prodotti natalizi provenienti dall'India, Equador ecc.
Sempre nel 2003, nell'ambito della manifestazione "L'Artigianato in Fiera" aveva ottenuto dalla Regione Lombardia la possibilità di occupare un piccolo Stand dentro la Fiera di Milano dove i volontari hanno potuto esporre e far conoscere i prodotti provenienti dal sud del mondo appartenenti al circuito equo e solidale.

Cooperativa Terra e Cielo - Mostra Natale 2003 presso i locali del Centro Parrocchiale

Da alcuni mesi la Cooperativa Terra e Cielo sembra aver trovato una sistemazione definitiva presso i locali della ex sala di attesa della stazione ferroviaria di Gaggiano, concessi in comodato dal Comune.
I volontari saranno lieti di far conoscere ai visitatori i prodotti del commercio equo e solidale come ad esempio: caffè, the, cioccolato dall'India ed Equador; quaderni e prodotti in carta provenienti dal Madagascar; servizi da the e piatti dal Vietnam ecc...

 

 

DOVE, COME, QUANDO

Cooperativa Terra e Cielo

Sede: presso l'ex sala di attesa della Stazione Ferroviaria di Gaggiano (Via Marconi, 4).
Apertura al pubblico: da lunedì a venerdì dalle ore 7 alle ore 9
                                   sabato e domenica dalle ore 15 alle 18,30
Recapiti telefonici: Sig. Tino 328 0020037  Sig. Renato 335 5680903  Sig.a Silvia 349 1826724

 

 

CENNI STORICI DEL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE

Correva il lontano anno 1969, quando a Brekelen (Olanda), un gruppo di giovani di ispirazione cattolica dava vita al primo world shop (bottega del mondo) della storia. L'idea era in sé semplice e ambiziosa: far capire ai consumatori come fosse possibile dare un aiuto concreto ai lavoratori del "terzo mondo", acquistando prodotti artigianali realizzati seguendo canoni di eticità. Due anni dopo, i world shops in Olanda erano già 120. La loro diffusione è stata quindi straordinaria, prova ne siano gli ultimi dati diffusi da Ctm Altromercato: attualmente, nei 18 Paesi europei coinvolti nel commercio equo sono 2750 le botteghe, che impegnano ogni giorno 100mila volontari. Sono inoltre ormai 60mila i supermarket che vendono prodotti del commercio equo e solidale, mentre il numero delle organizzazioni di importatori è giunto a 60.

Ma cosa si intende esattamente per commercio equo e solidale? Forse sarebbe più facile definire in negativo questo tipo di mercato "altro", spiegando ciò che non è. Non è elemosina, sicuramente. Non a caso uno degli slogan del movimento per il commercio equo e solidale è not aid but fair trade (non aiuto, ma commercio equo). Ai produttori dei paesi del Sud del Mondo, viene infatti corrisposto un giusto prezzo, grazie al quale è possibile migliorare le loro condizioni lavorative e di vita in generale.

Ma, nella ricerca di questa definizione, lasciamoci aiutare da uno dei prodotti del commercio equo, leggendone l'etichetta. Del the Katio (Zimbabwe) scopriamo infatti che: "viene coltivato in Zimbabwe sui fertili altipiani al confine con il Mozambico senza ricorso ai pesticidi; la raccolta viene effettuata manualmente" e, continuando nella lettura, scopriamo che questo progetto nasce da un'intesa tra un'impresa statale e gruppi di contadini autorganizzati. Sono coinvolte, nelle varie fasi, circa 1500 persone di cui la metà sono donne che lavorano prevalentemente nelle fasi della raccolta; gli uomini si occupano della sarchiatura ed affiancano le donne nella fase di raccolta. Accanto al the i contadini coltivano i banani per il consumo familiare e gli ortaggi per il mercato locale; la Katio Farm fornisce ai lavoratori abitazioni, istruzione scolastica ed assistenza sanitaria.
Pagando la cifra di un euro e quarantacinque centesimi per 20 bustine di the, abbiamo compiuto tre ottime azioni in un colpo solo: aiutato lo sviluppo di questo progetto, bevuto un the vero, con un gusto vero, e scoperto la storia dei contadini dello Zimbabwe.

Ecco un'altra caratteristica dei prodotti del commercio equo: hanno una storia. Risulta strano, per un consumatore occidentale, accostarsi a questa filosofia, abituato come è, a comprare prodotti anonimi da anonimi scaffali tutti uguali. Chi ci aveva mai pensato che, dietro una bustina di the, c'è della gente che ha lavorato per produrla, della gente che magari ha una storia, dei sentimenti, dei sogni?
Visto che ci siamo ne raccontiamo un'altra, di storia, lasciandoci aiutare dagli scritti del professor Tonino Perna, ordinario di Sociologia Economica presso la facoltà di Scienze Politiche dell' Università di Messina. Cambia lo scenario, stavolta ci spostiamo nelle isole Filippine: "Qui esiste il "Coordinamento donne Gabriela - per ricordare Gabriela Silaug, rivoluzionaria filippina, uccisa dagli spagnoli nell'ottocento -, una organizzazione che conta oltre 50mila aderenti e che, fra l'altro, ha dato vita a due associazioni:
SILANG, per la raccolta delle banane, e NAGAISA, per la lavorazione e la trasformazione. Così viene prodotta, in un'isola del Sud delle Filippine la banana chips, un prodotto nuovo che ha riscontrato il favore del pubblico europeo".

 

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(pagina pubblicata il 10.01.2005)


 

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